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AMONG THE RUINS — PHYSICAL REVIEWS #1 | Lupercalia – Soehrimnir + Mediestetica

Lupercalia – Soehrimnir + Mediestetica

ARK Records — doppio CD
BUY HERE – ACQUISTA QUI: https://www.arkrecords.net/shop/lupercalia-soehrimnir-mediestetica/
Corde Oblique Website: https://www.cordeoblique.com/
ENGLISH BELOW!

La rubrica

Among the Ruins nasce come estensione del nostro spettacolo dal vivo: un contenitore partito dal dungeon synth, ma destinato ad assumere forme differenti. Una di queste potrebbe diventare un festival, del quale parleremo più avanti; un’altra è questa rubrica, dedicata esclusivamente al materiale fisico presente nella nostra collezione.

Non avrà una cadenza precisa e non seguirà le stesse modalità delle altre recensioni pubblicate da Vault Lab, attraverso le quali cerchiamo di offrire spazio alla musica alternativa e non solo. Qui non ci sono campagne promozionali o invii da rispettare: i dischi sono acquistati da noi e recensiti semplicemente perché abbiamo piacere di parlarne.

Non ci interessa soltanto la musica. In Among the Ruins osserveremo anche il disco come oggetto: confezione, artwork, libretto, stampa, supporto e tutto ciò che rende ancora significativo possedere un’edizione fisica.

Per inaugurare la rubrica abbiamo scelto un titolo arrivato attraverso un consistente ordine da ARK Records, etichetta italiana fondamentale per una parte importante della scena neofolk, ethereal, neoclassica e darkwave. Si tratta di Soehrimnir + Mediestetica dei Lupercalia, progetto che precedette la nascita dei Corde Oblique e rappresentò una tappa decisiva nel percorso artistico di Riccardo Prencipe.


Due opere, un solo oggetto

Il primo elemento che colpisce è la cura con cui questa edizione doppia è stata concepita. Non ci troviamo davanti a due CD semplicemente inseriti nella stessa confezione: la natura duplice della pubblicazione viene tradotta direttamente nella sua costruzione.

Soehrimnir e Mediestetica sono presentati in maniera speculare. Il libretto può essere letto partendo da una copertina oppure capovolto e affrontato dalla direzione opposta. Quando una delle due immagini è orientata correttamente, l’altra risulta rovesciata, permettendo così di scegliere quale delle due opere mostrare come fronte della confezione.

A metà del booklet le pagine si capovolgono e comincia la sezione dedicata all’altro disco. È una soluzione curiosa, coerente con la volontà di attribuire pari dignità alle due parti della pubblicazione. Non è indispensabile e può creare qualche piccolo momento di disorientamento durante la lettura, ma restituisce bene l’idea di due lavori distinti che finiscono per riflettersi l’uno nell’altro.

La confezione utilizza un vassoio centrale mobile, con i due dischi collocati sui lati opposti. Il meccanismo a pressione permette di raggiungere facilmente entrambi i supporti e risulta più pratico di molte altre soluzioni adottate per i doppi CD. Anche la scelta cromatica è semplice ma efficace: nero per Soehrimnir, rosso per Mediestetica. Due colori netti, complementari, immediatamente riconoscibili.

La qualità della stampa e della carta è molto buona, mentre i dischi sono supporti industriali regolarmente pressati, con codici e informazioni di produzione riportati nell’anello interno. Non sarebbe necessariamente un problema trovarsi davanti a un CD-R ben realizzato, soprattutto nel mondo delle piccole produzioni indipendenti, ma in questo caso la manifattura è impeccabile.

L’unico limite concreto riguarda il libretto. Il booklet entra nella confezione in maniera molto aderente e può risultare difficile da estrarre e reinserire senza rischiare di piegarne o rovinarne i bordi. È un inconveniente minore, ma particolarmente evidente in un’edizione che invita a sfogliare le pagine e a osservare le due sezioni speculari.

Nel complesso, però, rimane una delle edizioni doppie più riuscite della nostra collezione: solida, graficamente coerente e capace di trasformare la presenza di due dischi in un vero elemento concettuale.


Prima di Corde Oblique

Soehrimnir fu registrato nel 1999 e pubblicato originariamente nel 2000 attraverso World Serpent Distribution. Il materiale di Mediestetica fu invece registrato nel 2000 e successivamente recuperato per questa ristampa in doppio CD. Il primo disco contiene dodici composizioni, mentre il secondo ne raccoglie cinque, tutte caratterizzate dalla presenza del soprano Claudia Florio.

Riccardo Prencipe si occupa di chitarra classica, dulcimer, sintetizzatori e arrangiamenti, mentre Pierangelo Fevola interviene con violino elettrico a cinque corde e mandolino. Questi elementi definiscono un linguaggio nel quale strumenti reali e sonorità sintetiche non entrano in conflitto, ma partecipano alla costruzione dello stesso spazio immaginario.

Definire i Lupercalia soltanto come il progetto antecedente ai Corde Oblique sarebbe, tuttavia, riduttivo. In queste registrazioni è già presente una personalità precisa, diversa da quella che Prencipe avrebbe sviluppato negli anni successivi.


Soehrimnir: un Medioevo che non è mai esistito

Il primo disco possiede una natura prevalentemente strumentale e neomedievale. Chitarre, violini, sintetizzatori e cori simulati costruiscono un paesaggio che sembra provenire da un Medioevo immaginario: abbastanza credibile da evocare qualcosa di storico, ma sufficientemente irreale da appartenere al territorio del fantasy.

Non è la colonna sonora di un mondo eroico e luminoso. È piuttosto la musica di un’ambientazione low fantasy fatta di strade fangose, castelli consumati, foreste, locande e processioni osservate da lontano. Ci sono danze, lamenti, marce e aperture dal carattere pastorale, ma anche improvvisi passaggi più solenni o inquieti.

Ascoltato oggi, Soehrimnir sembra entrare naturalmente in dialogo con alcune declinazioni del dungeon synth neoclassico. Non perché utilizzi necessariamente gli stessi codici, ma perché condivide quella capacità di trasformare una strumentazione relativamente essenziale in un luogo immaginario. I sintetizzatori non vengono impiegati per rendere la musica futuristica o apertamente elettronica: simulano cori, fiati, percussioni e architetture sonore antiche, ampliando lo spazio attorno alla chitarra e al violino.

La prima parte dell’album è probabilmente quella dotata dell’identità più immediata. La sequenza che attraversa “Tarantata di taberna”, “Il lamento di Trissino”, “De todo mal”, “Normandia” e “Il pianto di Giulietta” alterna movimento, malinconia e suggestioni rituali senza dare l’impressione di una semplice ricostruzione filologica.

“Tarantata di taberna” e “De todo mal” introducono un’energia popolare e danzante; “Normandia” apre invece uno spazio più pastorale ed evocativo, mentre “Il pianto di Giulietta” conduce verso una dimensione maggiormente drammatica e orchestrale. Da quel punto il disco prosegue con naturalezza, passando attraverso composizioni più vivaci, passaggi contemplativi e momenti quasi marziali.

Il resto dell’album scorre piacevolmente, ma è soprattutto nella sua prima metà che i Lupercalia mostrano con maggiore forza quel carattere neomedievale che rende il lavoro immediatamente riconoscibile.


Una musica da abitare

Soehrimnir non è un disco difficile, ma richiede un contesto adeguato. Non pretende una concentrazione accademica né obbliga l’ascoltatore ad analizzare ogni singolo passaggio; allo stesso tempo, rischia di perdere buona parte del proprio fascino quando viene relegato a un ascolto distratto.

La modalità ideale consiste nel seguirlo dall’inizio alla fine, magari sfogliando il libretto e lasciando che le immagini, i titoli e gli arrangiamenti contribuiscano alla stessa esperienza. È una musica nella quale entrare, più che una raccolta di brani da selezionare rapidamente.

Allo stesso tempo, la sua capacità evocativa gli permette di funzionare anche in maniera differente. Tenuto a un volume più basso, potrebbe accompagnare perfettamente una sessione di gioco di ruolo, soprattutto in un’ambientazione medievale o low fantasy. Le variazioni interne al disco — momenti festosi, oscuri, malinconici, concitati e solenni — gli consentono di sostenere scene diverse senza diventare eccessivamente invasivo.

Sono due modalità di ascolto quasi opposte, ma entrambe legittime: da una parte l’immersione consapevole, dall’altra la costruzione discreta di un’atmosfera.


Mediestetica: la seconda metà del viaggio

Considerare Mediestetica una semplice raccolta di bonus track sarebbe ingiusto. È vero che contiene soltanto cinque composizioni, ma la loro durata complessiva supera i venticinque minuti e il brano iniziale, “FormisMelaraSanctusFilix”, oltrepassa da solo i dieci. La presenza del soprano Claudia Florio trasforma inoltre in maniera evidente il centro espressivo del progetto.

Dove Soehrimnir suggerisce danze, corti e paesaggi medievali, Mediestetica assume un carattere maggiormente lirico e sinfonico. La voce non è un semplice ornamento posto sopra gli arrangiamenti, ma diventa l’elemento attorno al quale la musica sembra disporsi.

Il risultato è più solenne, meno immediatamente legato all’immaginario della musica medievaleggiante e vicino a una forma di neoclassicismo vocale dal carattere rituale. Il passaggio tra i due dischi non spezza l’esperienza: la amplia.

Per questo motivo preferiamo considerarli come due atti della stessa opera. Soehrimnir può forse vivere autonomamente, mentre Mediestetica acquista maggiore forza quando arriva dopo il percorso strumentale del primo CD. Persino il gesto di alzarsi, raggiungere il lettore e cambiare fisicamente disco diventa parte dell’ascolto: una pausa breve, quasi un intervallo prima del secondo movimento.

La costruzione speculare della confezione trova così una corrispondenza nella musica. Le due opere possono essere guardate separatamente, ma acquistano significato soprattutto quando vengono messe una di fronte all’altra.


L’ombra progressiva dei Lupercalia

Uno degli aspetti più interessanti tanto dei Lupercalia quanto dei primi Corde Oblique è la difficoltà di rinchiuderli completamente in una sola categoria. Neofolk, darkwave, ethereal e neoclassica sono definizioni utili, ma non esauriscono il contenuto della musica.

Sotto le chitarre acustiche, gli strumenti ad arco e le atmosfere antiche rimane sempre una sorta di ombra progressive: non necessariamente nella forma dell’esibizione tecnica, ma nella costruzione degli arrangiamenti, nella durata delle composizioni e nella volontà di far evolvere i brani come piccoli racconti.

Nei Lupercalia questa sensibilità assume una forma neomedievale. Nei Corde Oblique verrà progressivamente trasformata, contaminandosi con altre componenti dell’ethereal folk, del rock e, nei lavori più recenti, persino con aperture shoegaze. La stessa pagina ufficiale del progetto definisce Corde Oblique una realtà di “ethereal progressive neofolk”, una formula ampia ma particolarmente adatta a descrivere una musica fondata sull’incontro tra linguaggi differenti.

Soehrimnir + Mediestetica permette di osservare il momento in cui molte di queste possibilità erano ancora raccolte in una forma più scarna, oscura e medievale.


Considerazioni finali

Abbiamo scelto di cominciare Among the Ruins con questo doppio CD perché rappresenta perfettamente ciò che vogliamo raccontare attraverso la rubrica.

Musicalmente è un’opera capace di evocare un mondo senza bisogno di immagini in movimento. Soehrimnir costruisce un Medioevo fantastico attraverso chitarre, archi, sintetizzatori e cori; Mediestetica trasforma quello stesso spazio in una dimensione più lirica, rituale e sinfonica.

Fisicamente, l’edizione ARK Records comprende il valore delle due opere e lo traduce in una confezione speculare, curata nei colori, nella stampa e nell’organizzazione dei supporti. L’estrazione poco agevole del libretto rimane l’unico vero difetto di un’edizione che, per il resto, consideriamo tra i migliori doppi CD presenti nella nostra collezione.

È un disco da ascoltare per intero, con il tempo necessario per lasciarsi trasportare. Può diventare un’esperienza contemplativa, una colonna sonora per la lettura o il sottofondo perfetto per una sessione di gioco di ruolo. In ogni caso, difficilmente rimane un semplice insieme di tracce: finisce per assumere la forma di un luogo.

Invitiamo inoltre a sostenere ARK Records e, più in generale, le etichette indipendenti italiane che continuano a custodire e rendere disponibile un patrimonio musicale legato al neofolk, alla darkwave, al neoclassico e all’ethereal. È anche grazie a realtà simili se opere come questa possono continuare a essere scoperte, ascoltate e possedute nella forma materiale per la quale erano state pensate.


ENGLISH VERSION

AMONG THE RUINS — PHYSICAL REVIEWS #1

Lupercalia – Soehrimnir + Mediestetica

ARK Records — double CD

About the series

Among the Ruins was born as an extension of our live show: a project that originally revolved around dungeon synth but was always intended to develop in different directions. One of these may eventually become a festival, about which we will say more in the future. Another is this series, entirely dedicated to physical releases from our personal collection.

It will not follow a regular schedule or the same format as the other reviews published by Vault Lab, through which we try to give space to alternative music and beyond. There are no promotional campaigns or submissions behind this series: we purchase these records ourselves and discuss them simply because we enjoy doing so.

The music will not be our only subject. Among the Ruins will also examine the record as an object: its packaging, artwork, booklet, printing quality, physical support and everything that still makes owning a tangible edition meaningful.

We decided to begin with a title obtained through a substantial order from ARK Records, an important Italian label within the neofolk, ethereal, neoclassical and darkwave scenes. The album is Soehrimnir + Mediestetica by Lupercalia, the project that preceded Corde Oblique and represented an essential stage in Riccardo Prencipe’s artistic development.


Two works, one object

The care devoted to this double edition becomes apparent immediately. These are not merely two CDs placed inside the same case: the dual nature of the release has been incorporated into its physical construction.

Soehrimnir and Mediestetica are presented as mirror images. The booklet can be approached from either cover and turned upside down to begin reading from the opposite direction. When one cover is displayed correctly, the other is reversed, allowing the owner to choose which of the two works will serve as the front of the package.

Halfway through the booklet, the pages turn upside down and the section devoted to the second disc begins. It is an unusual solution, consistent with the intention of giving both works equal importance. It is not strictly necessary and can be slightly disorienting while reading, but it effectively conveys the idea of two separate releases reflecting one another.

A movable central tray holds the discs on opposite sides. Its push-button mechanism makes both CDs easy to access and works better than many other double-disc solutions. The chromatic contrast is equally simple and effective: black for Soehrimnir and red for Mediestetica. Two clear, complementary and immediately recognisable identities.

The paper and printing quality are very good, while the albums are factory-pressed discs carrying the relevant manufacturing information around their inner rings. A well-produced CD-R would not necessarily be a problem, especially within independent music, but the manufacturing quality here is impeccable.

The only real weakness is the booklet itself. It fits very tightly into the case and can be difficult to remove and replace without risking damage to its edges. This is a minor issue, but one that becomes particularly noticeable in an edition that actively invites the listener to browse its mirrored sections.

Overall, it remains one of the most successful double-CD editions in our collection: solid, visually coherent and capable of turning the presence of two discs into a genuine conceptual feature.


Before Corde Oblique

Soehrimnir was recorded in 1999 and originally released in 2000 through World Serpent Distribution. The material collected on Mediestetica was recorded in 2000 and later included in this double-CD reissue. The first disc contains twelve compositions, while the second features five pieces, all with soprano vocals by Claudia Florio.

Riccardo Prencipe performs classical guitar, dulcimer and synthesizers and is responsible for the arrangements, while Pierangelo Fevola contributes five-string electric violin and mandolin. Acoustic and synthetic elements do not oppose one another here: they work together to construct the same imaginary space.

Describing Lupercalia merely as the project that came before Corde Oblique would therefore be reductive. These recordings already possess a distinct personality, different from the path Prencipe would follow in later years.


Soehrimnir: a Middle Ages that never existed

The first disc is predominantly instrumental and neo-medieval. Guitars, violins, synthesizers and simulated choirs construct a landscape that seems to belong to an imaginary Middle Ages: credible enough to suggest something historical, yet unreal enough to inhabit the realm of fantasy.

This is not the soundtrack to a bright and heroic world. It feels closer to a low-fantasy setting made of muddy roads, ageing castles, forests, taverns and distant processions. There are dances, laments, marches and pastoral passages, together with sudden moments of solemnity and unease.

Heard today, Soehrimnir seems to enter naturally into conversation with certain forms of neoclassical dungeon synth. Not because it necessarily follows the same conventions, but because it shares the ability to transform a relatively restrained set of instruments into an imagined place. The synthesizers are not used to make the music sound futuristic or explicitly electronic. Instead, they suggest choirs, winds, percussion and ancient musical architectures, expanding the space around the guitar and violin.

The first part of the album carries its most immediate identity. The sequence running through “Tarantata di taberna,” “Il lamento di Trissino,” “De todo mal,” “Normandia” and “Il pianto di Giulietta” moves between energy, melancholy and ritual suggestion without ever feeling like a purely academic reconstruction.

“Tarantata di taberna” and “De todo mal” introduce a lively folk impulse; “Normandia” opens a more pastoral and evocative space, while “Il pianto di Giulietta” leads into a dramatic and orchestral dimension. From there, the album continues naturally through animated compositions, contemplative passages and almost martial episodes.

The remaining tracks flow pleasantly, although it is during the first half that Lupercalia most clearly display the neo-medieval identity that makes the record immediately recognisable.


Music to inhabit

Soehrimnir is not difficult music, but it benefits greatly from the right setting. It does not demand academic concentration or require the listener to analyse every passage, yet much of its appeal can disappear when it is reduced to superficial background listening.

Ideally, it should be followed from beginning to end while browsing the booklet and allowing its images, titles and arrangements to become part of the same experience. This is music to enter rather than a collection of songs to be selected quickly.

Its evocative power also allows it to function in other ways. Played at a lower volume, it could accompany a tabletop role-playing session perfectly, especially one set in a medieval or low-fantasy world. The album’s internal variations — festive, dark, melancholic, urgent and solemn — allow it to support different scenes without becoming intrusive.

These are almost opposite listening approaches, yet both are valid: conscious immersion on one side and the discreet construction of atmosphere on the other.


Mediestetica: the second half of the journey

It would be unfair to dismiss Mediestetica as a collection of bonus tracks. It contains only five compositions, but together they last more than twenty-five minutes, with the opening “FormisMelaraSanctusFilix” exceeding ten minutes on its own. The soprano voice of Claudia Florio also transforms the project’s expressive centre.

Where Soehrimnir evokes dances, courts and medieval landscapes, Mediestetica takes on a more lyrical and symphonic character. The voice is not merely placed above the arrangements as an ornament: it becomes the element around which the music appears to organise itself.

The result is more solemn and less directly tied to medieval imagery, moving instead towards a ritual form of vocal neoclassicism. The transition between the discs does not interrupt the experience; it expands it.

For this reason, we prefer to regard them as two acts of a single work. Soehrimnir can perhaps exist independently, whereas Mediestetica becomes more powerful when it follows the instrumental journey of the first CD. Even the physical act of standing up, approaching the player and changing discs becomes part of the experience: a brief interval before the second movement.

The mirrored construction of the package therefore finds its equivalent within the music. The two works can be considered separately, but they gain their full meaning when placed opposite one another.


Lupercalia’s progressive shadow

One of the most interesting qualities shared by Lupercalia and the early Corde Oblique releases is their resistance to being confined within a single category. Neofolk, darkwave, ethereal and neoclassical are all useful descriptions, but none of them fully explains the music.

Beneath the acoustic guitars, strings and ancient atmospheres, there is always a progressive shadow. It does not necessarily emerge through technical exhibitionism, but through the construction of the arrangements, the length of the pieces and the desire to make each composition develop like a short narrative.

With Lupercalia, this sensibility takes a neo-medieval form. Corde Oblique would later transform it, introducing further elements of ethereal folk, rock and, in more recent works, even shoegaze. The project’s official page describes Corde Oblique as an “ethereal progressive neofolk” act — a broad formula, but one that suits music built upon the meeting of different languages.

Soehrimnir + Mediestetica captures the moment when many of these possibilities were still contained within a more restrained, obscure and medieval form.


Final thoughts

We chose this double CD to open Among the Ruins because it perfectly represents what we hope to explore through this series.

Musically, it is capable of evoking a world without requiring moving images. Soehrimnir constructs a fantastic Middle Ages through guitars, strings, synthesizers and choirs; Mediestetica transforms the same space into something more lyrical, ritualistic and symphonic.

As a physical object, the ARK Records edition understands the value of both works and translates it into a mirrored package, carefully designed through its colours, printing and disc arrangement. The difficult-to-remove booklet remains the only significant weakness in what we otherwise consider one of the finest double-CD editions in our collection.

This is a record to experience in full, with enough time to let it transport the listener. It can become a contemplative experience, a soundtrack for reading or the ideal accompaniment to a role-playing session. In every case, it rarely remains a simple collection of tracks: it eventually becomes a place.

We also encourage our readers to support ARK Records and the independent Italian labels that continue to preserve and make available music connected to neofolk, darkwave, neoclassical and ethereal traditions. It is partly thanks to labels such as these that works like this can still be discovered, heard and owned in the physical form for which they were originally conceived.

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