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Alchem – Bloody Rose (Recensione Album)

Ci sono dischi che non arrivano semplicemente come una nuova uscita discografica, ma come il risultato di un lungo processo di sedimentazione. Bloody Rose, nuovo lavoro dei romani Alchem, appartiene chiaramente a questa categoria. A otto anni di distanza da Viaggio al centro della terra, la band torna con un album che non si limita a riprendere il filo del discorso interrotto, ma lo espande, lo oscura, lo rende più stratificato e ambizioso.

Pubblicato da Black Widow Records, in collaborazione con The Triad Rec, Bloody Rose conferma gli Alchem come una realtà capace di muoversi con personalità in territori sonori complessi, senza lasciarsi imprigionare da una singola definizione. Parlare soltanto di progressive sarebbe riduttivo: qui convivono dark progressive, gothic rock, metal, aperture fusion, atmosfere sinfoniche e momenti di forte introspezione melodica. Il risultato è un disco ricco, teatrale, elegante, ma anche attraversato da una tensione emotiva costante.

Già il singolo “Deception”, con la sua durata ampia e la sua struttura articolata, aveva lasciato intuire una direzione più inquieta e matura. Nel contesto dell’album, però, il brano assume un significato ancora più importante: non è soltanto un’anticipazione riuscita, ma una delle porte d’ingresso verso un universo sonoro in cui gli Alchem sembrano voler spingere più avanti la propria identità. La band non rinuncia alle proprie radici, ma le rielabora con una maggiore attenzione al dettaglio, alla dinamica e alla profondità atmosferica.

Uno degli aspetti più riusciti di Bloody Rose è proprio la sua capacità di mantenere compattezza pur cambiando continuamente temperatura. Il disco attraversa momenti più oscuri e solenni, passaggi più energici, sezioni strumentali raffinate e aperture melodiche di grande respiro, senza mai dare l’impressione di perdersi. Ogni brano sembra avere una funzione precisa all’interno dell’insieme, contribuendo alla costruzione di un percorso che procede per immagini, tensioni e trasformazioni.

La lunga suite “All My Sins”, divisa in più sezioni, rappresenta uno dei vertici dell’album. È un brano che permette alla band di mettere in mostra ambizione compositiva, cura degli arrangiamenti e capacità narrativa. Non si tratta di una durata fine a sé stessa, ma di una vera architettura emotiva, in cui i vari movimenti aprono scenari differenti e accompagnano l’ascoltatore dentro un viaggio interiore fatto di colpa, memoria, oscurità e possibilità di redenzione.

Altro momento significativo è “La Strega davanti al mio specchio”, dove l’inserimento del sassofono di Pasquale De Luca aggiunge una sfumatura particolare, quasi visionaria, portando il brano verso territori più fusion e meno prevedibili. È uno di quei passaggi in cui gli Alchem dimostrano di non voler semplicemente rispettare le regole del progressive, ma di usarle come terreno per innesti personali, aperture laterali e soluzioni espressive meno scontate.

Anche “In My Loneliness”, impreziosita dall’organo Hammond di Enzo Torrano, mostra il gusto della band per certe atmosfere dense, profonde, cariche di malinconia. L’Hammond non è utilizzato come puro richiamo vintage, ma come elemento capace di aggiungere corpo, calore e una certa gravità emotiva alla composizione. È proprio questo equilibrio tra tradizione e sensibilità contemporanea a rendere il disco particolarmente convincente.

Dal punto di vista esecutivo, il lavoro della band è estremamente solido. Pierpaolo Capuano conferma una scrittura chitarristica brillante, mai banale, capace di alternare forza, eleganza e senso melodico. Le sue chitarre non si limitano a sostenere l’impianto dei brani, ma spesso ne definiscono il paesaggio emotivo, passando da momenti più incisivi a sezioni più atmosferiche con grande naturalezza.

Al centro dell’identità degli Alchem resta però anche la voce di Annalisa Belli, elemento fondamentale nel dare anima e riconoscibilità al progetto. La sua interpretazione possiede una qualità rara: riesce a essere morbida e intensa, profonda ma mai eccessiva, perfettamente a proprio agio sia nei passaggi in italiano sia in quelli in inglese. La voce diventa quasi una guida dentro il disco, una presenza capace di attraversare le zone più oscure dell’immaginario degli Alchem senza perdere controllo, misura e forza evocativa.

Importante anche il contributo del nuovo bassista Paolo Tempesta, non solo sul piano strumentale ma anche su quello produttivo. Il suo lavoro alla produzione, al mixaggio e al mastering dona all’album una resa sonora curata, ampia e coerente. Le diverse anime del disco trovano così uno spazio equilibrato: le parti più metal conservano impatto, quelle più progressive respirano, gli inserti atmosferici non risultano mai marginali e la voce resta sempre ben integrata nell’insieme.

La gestione della batteria, in parte digitalizzata e in parte affidata ad Alessandra Bersiani in “Deception” e in alcune sezioni della suite “All My Sins”, contribuisce a mantenere una buona varietà dinamica. Anche questo elemento conferma l’attenzione della band verso una costruzione sonora precisa, dove le scelte tecniche vengono messe al servizio dell’atmosfera complessiva.

Tra i momenti più suggestivi va citata anche la strumentale “The Moon”, in cui i vocalizzi di Annalisa Belli aggiungono una dimensione quasi sospesa e lunare, mentre la conclusiva “Come un film in bianco e nero” chiude il disco con un tono più emotivo, melodico e cinematografico. È un finale che non cerca l’effetto fragoroso, ma lascia l’ascoltatore con una sensazione di malinconica bellezza, come se l’intero percorso dell’album trovasse una sua dissolvenza naturale.

Le influenze possono naturalmente essere rintracciate: certe ombre di Tool, Anathema, Amorphis, Epica o Nightwish emergono qua e là, ma non schiacciano mai la personalità della band. Gli Alchem non sembrano interessati a replicare modelli già codificati. Piuttosto, assimilano suggestioni diverse e le filtrano attraverso una sensibilità propria, italiana nel gusto melodico, internazionale nella visione sonora, profondamente personale nell’approccio emotivo.

Il grande merito di Bloody Rose è quello di essere un album ambizioso senza risultare artificioso. È ricco, stratificato, pieno di dettagli, ma conserva sempre una forte sincerità espressiva. Non suona come un esercizio di stile, né come una semplice dimostrazione tecnica: è un disco che cerca di comunicare, di evocare, di portare l’ascoltatore dentro un mondo.

Con questo lavoro, gli Alchem firmano una delle prove più convincenti della loro carriera e una delle uscite italiane più interessanti del 2026 in ambito progressive, gothic e dark rock. Bloody Rose è un album maturo, ispirato e curato con grande attenzione, capace di unire complessità e sentimento, oscurità e melodia, potenza e raffinatezza.

Un ritorno atteso, ma soprattutto un ritorno pienamente riuscito.

Gli Alchem sono un gruppo musicale originario della provincia Roma, nato nel 2000 e inizialmente attivo tra il 1998 e il 2000 con il nome Acidaluna. La loro proposta musicale fonde sonorità Alternative, Progressive e Dark Metal arricchite da arrangiamenti curati e atmosfere introspettive.

Dopo una demo omonima nel 2005 e gli EP Shadows (2008) e Fragments (2014), la band ha pubblicato il sul primo LP intitolato Viaggio al Centro della Terra (2018) uscito per The Triad Rec/ Black Widow Records ed è un concept album molto apprezzato dalla critica del settore. 

Il progetto musicale è guidato dai suoi due storici fondatori Annalisa Belli (Lisa) alla voce (Lisa è anche autrice e scrittrice) e Pierpaolo Capuano (Pier) alle chitarre.

Sono entrambi compositori e autori di musica e testi. 

A completare la formazione c’è Paolo Tempesta (basso, chitarre, suoni synth e batteria digitale) che, per quest’ultima opera, ha curato la produzione (è compositore e autore di alcuni brani strumentali), il missaggio e il mastering finale. Da questa sinergia ha preso vita l’ultimo disco della band intitolato Bloody Rose che è il risultato di un lungo processo espressivo e creativo, durato quasi quattro anni.

Bloody Rose è promosso e distribuito da Black Widow Records e The Triad Rec. 

Il disco è composto da otto tracce inedite ed è ora disponibile per l’acquisto online: https://wall.cdclick-europe.com/alchem

Sia ‘Bloody Rose’ che ‘Viaggio al centro della Terra’ possono essere ascoltati sulla pagina ufficiale The Triad Rec. sulla piattaforma Bandcamp: https://thetriadrec.bandcamp.com/

Il percorso artistico degli Alchem può essere considerato un viaggio poliedrico che unisce musica, graphic art e arti visive.

Potete seguire le pagine ufficiali della band dai link di seguito:

Sito Web: https://alche8.wixsite.com/alchem-band

Profilo Facebook: https://www.facebook.com/groups/alchem/

Profilo Instagram: https://www.instagram.com/alchem_band/

Canale Youtube https://www.youtube.com/@ALCHEMBAND

Alchem – Bloody Rose:

1 – All my Sins 12:56 

   • Drops (Alone in the Crowd) 

   • Star of the Sea

   • Footsteps

   • Voices 

   • Over the rain 

   • Shadows

2 – Alembic 07:27

3 – Bloody Rose 04:54

4 – La Strega davanti al mio specchio 06:48

5 – In my Loneliness 05:12

6 – The Moon 03:23

7 – Deception 08:22

8 – Come un film in bianco e nero 03:52

Line-up:

Annalisa Belli: Voice, Melodies, Lyrics, Piano

Pierpaolo Capuano: Guitars

Paolo Tempesta: Bass, Guitars, Synth, Vst Drums

Arrangements: Alchem

Production, Mixing and Mastering: Paolo Tempesta 

Featuring:

Alessandro Verginelli: Guitar solo “Deception” – “Alembic”

Daniele Capuano: Piano and keyboards “Deception”

Alessandra Bersiani: Flute “Deception” – “Shadows”

Alessandra Bizzarri: Narrator voice “Deception”

Daniela Mazzocchi: Shamanic drum “The Moon”

Enzo Torrano: Hammond organ “In my Loneliness”

Pasquale De Lucva: Saxophone “La Strega davanti al mio specchio”

Fabrizio “Ceko” Felici: Technical support



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