Nel flusso sempre più ampio delle proposte indipendenti che arrivano tramite Groover, capita spesso di imbattersi in brani molto diversi tra loro ma accomunati da una medesima esigenza: raccontare qualcosa di autentico. In questo piccolo percorso editoriale abbiamo scelto tre uscite che, pur muovendosi tra coordinate differenti — folk/acoustic, world spiritual music e pop italiano — sembrano condividere una certa attenzione alla dimensione emotiva della musica.
Da un lato c’è la delicatezza sentimentale di Phil Andrew, che con “Think of Me” lavora su una forma di folk acustico semplice e diretta; dall’altro la ricerca vibrazionale e rituale di Alê Balbo, che in “Espiritualidade” trasforma il suono in pratica di ascolto interiore; infine, il pop italiano di Estremo75, con “Cuore”, brano tratto dall’album Biografie, dove la scrittura cerca un interprete e una voce capace di portarla definitivamente alla luce.
Tre mondi diversi, dunque, ma uniti da un filo comune: la musica come forma di relazione, memoria e ricerca.
Phil Andrew – “Think of Me”
Con “Think of Me”, Phil Andrew propone una canzone d’amore dal tono intimo e maturo, lontana dalle semplificazioni sentimentali più immediate. Il brano nasce da una riflessione su un matrimonio durato molti anni, su quel tipo di legame profondo in cui l’altro è insieme compagno, confidente e migliore amico, ma resta comunque attraversato da piccoli misteri quotidiani. Anche dopo tanto tempo, ci si può ancora domandare cosa passi davvero nella mente della persona che abbiamo accanto.
È proprio questa prospettiva a rendere interessante il brano: “Think of Me” non racconta l’amore come conquista, esplosione o fase iniziale dell’innamoramento, ma come permanenza. È una canzone che sembra osservare la coppia dopo il tempo, dopo le abitudini, dopo le prove, quando il sentimento non ha più bisogno di clamore ma continua a cercare conferme nei dettagli.
La cornice folk/acoustic scelta da Phil Andrew appare coerente con questa impostazione. Il brano sembra puntare su una comunicazione essenziale, dove la melodia e il testo diventano veicolo di una sincerità quieta, domestica, quasi confidenziale. Non c’è la volontà di costruire un grande dramma, ma piuttosto di fermare un pensiero: “pensi ancora a me?”, “cosa senti davvero?”, “sono ancora presente nel tuo mondo interiore?”.
Questa semplicità è anche il suo punto di forza. Phil Andrew lavora su un registro diretto, personale, vicino alla tradizione del folk cantautorale, dove la canzone diventa una piccola lettera privata. In un panorama spesso dominato da produzioni molto cariche o da formule pop più immediate, “Think of Me” sceglie invece una strada più raccolta: quella della voce che racconta, della memoria condivisa, dell’amore osservato non come idealizzazione, ma come esperienza reale.
Il risultato è un brano sincero, pensato per chi cerca nella musica folk una forma di verità emotiva. “Think of Me” non punta a stupire con effetti speciali, ma a creare prossimità. È una canzone che vive nella sua misura, nella sua delicatezza e nella capacità di raccontare un sentimento adulto, fatto non solo di passione, ma anche di domande, pazienza e presenza.
Alê Balbo – “Espiritualidade”
Con “Espiritualidade”, Alê Balbo prosegue il percorso sonoro legato all’album ** Mantras in the Caos **, confermando una visione musicale profondamente rituale, organica e spirituale. L’artista brasiliano, già noto per il progetto O Elemental, costruisce una musica che non vuole limitarsi all’ascolto estetico, ma cerca di diventare esperienza, meditazione, attraversamento interiore.
Il brano nasce come invito alle frequenze sonore dei tubi armonici, arricchite da tocchi di hyoshigi giapponesi, strumenti capaci di generare una presenza timbrica precisa, secca, quasi cerimoniale. La scelta di evitare elementi elettronici e di non ricorrere all’intelligenza artificiale è significativa: “Espiritualidade” vuole preservare la vibrazione naturale degli strumenti, la loro fisicità, la loro qualità acustica e percussiva.
In questo senso, il brano si colloca in una zona di confine tra musica strumentale, world music, sound healing e ritualità contemporanea. Non siamo davanti a una composizione pensata secondo una logica pop tradizionale, ma a una traccia che sembra costruita per modificare gradualmente lo stato di attenzione dell’ascoltatore. La musica procede come un respiro, come un richiamo alla presenza, come un tentativo di riportare ordine e ascolto in mezzo al caos del mondo moderno.
Il contesto evocato dall’artista è molto chiaro: grandi città, rumore costante, inquinamento, tensioni sociali, conflitti, tristezza, paura. “Espiritualidade” nasce come risposta sonora a questa saturazione. Non una fuga ingenua, ma un gesto di riequilibrio. Il suono diventa strumento per calmare la mente, ricollocare il corpo, risvegliare una percezione più sottile delle energie spirituali.
La biografia di Alê Balbo rafforza questa lettura. Dopo oltre trent’anni di esperienza come batterista rock, il suo percorso lo ha condotto verso pratiche sciamaniche, rituali con ayahuasca, sound healing e un rapporto più profondo con culture indigene, natura e animali di potere. Tutto questo confluisce nella sua musica, che non appare come un semplice esercizio di stile “spiritual”, ma come il risultato di una trasformazione personale reale.
“Espiritualidade” è dunque un brano che richiede disponibilità. Non va ascoltato cercando il ritornello, ma lasciandosi attraversare dalle frequenze, dai colpi, dalle risonanze, dagli spazi tra un suono e l’altro. È una musica che lavora più sulla vibrazione che sulla narrazione, più sulla percezione che sulla forma-canzone.
Con questa traccia, Alê Balbo conferma una sensibilità rara: quella di chi considera il suono non solo come linguaggio artistico, ma come strumento di trasformazione. “Espiritualidade” è una proposta autentica, coerente e profondamente organica, pensata per chi cerca nella musica un luogo di ascolto, guarigione e riconnessione.
Estremo75 – “Cuore”
Con “Cuore”, tratto dall’album ** Biografie **, Estremo75 si muove nel territorio della canzone italiana più diretta, emotiva e melodica. Il progetto nasce da una prospettiva particolare: l’artista si presenta soprattutto come compositore di testi originali e musica italiana, con brani che, nelle sue stesse parole, sono ancora “bozze”, canzoni in cerca di un interprete, di una voce o di un gruppo capace di adottarle e trasformarle in pezzi compiutamente pubblicabili.
Questa caratteristica rende “Cuore” interessante da leggere non solo come singolo, ma come materiale cantautorale in potenza. È una canzone che sembra collocarsi dentro una tradizione pop italiana fondata sull’importanza del testo, della melodia e dell’immediatezza emotiva. Il titolo stesso porta verso un immaginario esplicito: il cuore come centro del sentimento, della memoria, della fragilità, ma anche della resistenza.
Rispetto ad altre proposte più sperimentali, Estremo75 sembra puntare su una scrittura semplice e comunicativa, pensata per arrivare senza mediazioni eccessive. “Cuore” vive probabilmente in quella zona della canzone italiana dove il valore principale non è la ricerca sonora estrema, ma la capacità di costruire un nucleo melodico e testuale riconoscibile, pronto a essere interpretato, modellato, forse anche arrangiato in forme diverse.
Il fatto che l’autore consideri queste canzoni come brani “in cerca di interprete” apre anche una riflessione interessante sul ruolo della scrittura musicale. Non tutti gli artisti nascono necessariamente come performer definitivi delle proprie opere: esiste una tradizione importante di autori, compositori e parolieri che costruiscono materiale destinato ad altre voci. “Cuore” sembra appartenere proprio a questa dimensione: una canzone che chiede di essere abitata, completata, portata verso il pubblico attraverso una voce capace di valorizzarne il potenziale emotivo.
Il brano, quindi, può essere letto come una proposta aperta. Il suo punto di forza sta nella sincerità dell’intenzione: scrivere musica italiana che possa trovare un approdo, un porto, qualcuno che la senta propria. In un contesto musicale spesso dominato dalla figura dell’artista totale, Estremo75 rivendica invece una dimensione più artigianale e autoriale, concentrata sulla costruzione della canzone.
“Cuore” è una traccia che potrebbe trovare ulteriore forza attraverso una produzione più definita e un’interpretazione vocale capace di darle corpo definitivo. Ma già nella sua forma attuale lascia emergere un’idea chiara: quella di una canzone pop italiana emotiva, accessibile e sincera, costruita intorno a un sentimento universale.
Conclusione
Queste tre proposte mostrano tre modi diversi di intendere la musica indipendente all’interno del panorama Groover. Phil Andrew sceglie la via dell’intimità folk, raccontando l’amore maturo e le domande silenziose che abitano una relazione lunga. Alê Balbo lavora invece sul suono come pratica spirituale, trasformando strumenti acustici e vibrazioni naturali in un percorso di presenza e riequilibrio. Estremo75, infine, si colloca nella tradizione della canzone italiana, offrendo un brano pop che cerca una voce e una forma definitiva.
Il filo comune è la sincerità. Nessuna di queste proposte sembra nascere da una volontà puramente commerciale o da un’adesione fredda a un genere. Al contrario, ciascuna parte da un’urgenza personale: amare, guarire, scrivere, ricordare, cercare. Ed è proprio questa dimensione umana a rendere interessante il percorso.
Tra folk, pop e spiritualità, queste uscite confermano che le migliori proposte indipendenti non sono necessariamente quelle più appariscenti, ma quelle che riescono a lasciare una traccia emotiva. A volte basta una chitarra, una vibrazione acustica o una semplice parola come “cuore” per ricordarci che la musica, prima ancora di essere mercato o formato, resta un modo per entrare in relazione con ciò che siamo.
