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messy pile of vinyl disks and guitar

Tra rituali industriali, folk spirituale, metal moderno e visioni orchestrali: cinque uscite da attraversare come mondi sonori

Il panorama indipendente contemporaneo continua a muoversi in territori sempre più trasversali, dove le etichette di genere sembrano funzionare più come punti di partenza che come confini reali. Le release raccolte in questo editoriale raccontano bene questa pluralità: dall’electro-industrial metal al folk acustico spirituale, dalla musica classica contemporanea al metalcore/alternative più fisico, fino a forme cantautorali intime e autobiografiche. Ne emerge un mosaico eterogeneo, ma attraversato da una tensione comune: la volontà di trasformare l’esperienza personale in un linguaggio sonoro riconoscibile.

Jenny Gillespie Mason – Rungs of Love / In the Safety of the Light

Con “Rungs of Love”, primo singolo estratto dal nuovo album ** In the Safety of the Light **, Jenny Gillespie Mason compie un ritorno profondo alla dimensione acustica e folk delle origini. Il disco, prodotto da Noah Georgeson e in uscita il 12 giugno per Native Cat Recordings, viene presentato come uno dei lavori più personali della sua carriera, nato dopo oltre un decennio di esplorazioni tra psychedelic pop, jazz ed elettronica con il progetto Sis.

Il fascino del brano sembra risiedere proprio in questa nudità ritrovata: chitarra acustica, voce, Wurlitzer e arrangiamenti registrati dal vivo con un ensemble capace di respirare intorno alla scrittura. Non c’è la volontà di impressionare attraverso la complessità, ma quella di riportare la canzone a un nucleo essenziale, quasi confessionale. “Rungs of Love” si muove tra amore terreno e aspirazione spirituale, prendendo ispirazione dagli insegnamenti di Mother Mirra Alfassa e dalla metafora dei “gradini dell’amore”: dall’amore egoico, ancora legato al bisogno di ricevere, fino a una forma più alta, disinteressata e devozionale.

Il risultato è un folk luminoso ma non ingenuo, pastorale ma attraversato da domande esistenziali. Le influenze dichiarate — dal folk britannico anni Settanta a Catherine Howe e Fairport Convention, fino alle suggestioni ambientali di Hiroshi Yoshimura e al lato più cosmico di Beck — aiutano a collocare l’opera in un territorio delicato, dove la spiritualità non diventa astrazione, ma resta legata alla vita quotidiana, alla maternità, al matrimonio, al corpo e alle contraddizioni del presente.

È una musica che chiede ascolto lento, attenzione alle sfumature, disponibilità a entrare in uno spazio intimo. Jenny Gillespie Mason non cerca la grande dichiarazione plateale: preferisce una forma di rivelazione minuta, fatta di immagini semplici, parole tratte dai diari, melodie che sembrano provenire da una stanza silenziosa illuminata da una luce naturale.

Simona Rosati – Delirio d’Autore

Con ** Delirio d’Autore **, Simona Rosati firma un primo EP che si presenta come un biglietto da visita ambizioso e articolato. Compositrice e direttrice d’orchestra romana, Rosati costruisce un lavoro strumentale in quattro brani, ciascuno concepito come un universo narrativo autonomo. L’EP, disponibile dal 24 aprile per Joseba Publishing e distribuito da Virgin Music Group Italy, viene esplicitamente presentato come un viaggio musicale oltre le barriere della parola.

La scelta dell’assenza di testi è centrale: non come rinuncia, ma come apertura. La musica diventa spazio interpretativo, luogo in cui l’ascoltatore può proiettare immagini, emozioni e memorie personali. I quattro brani delineano altrettanti mondi: “Proelium” evoca conflitti interiori e atmosfere nostalgiche; “Dans Une Chimère” guarda al fiabesco e alla Bella addormentata nel bosco; “Nato per lei” si ispira all’XI canto del Paradiso dantesco e alla figura di San Francesco; “Sipario!” trasforma la commedia dell’arte in un teatro musicale vivace, dove gli strumenti assumono quasi il ruolo di personaggi scenici.

La forza dell’EP sta nella sua impostazione orchestrale: archi, legni, ottoni, percussioni e pianoforte si alternano tra pieni sinfonici ed ensemble più raccolti, restituendo un’esperienza variegata e cinematografica. Rosati sembra muoversi in una zona di confine tra musica classica contemporanea, scrittura per immagini e sensibilità teatrale. La sua formazione accademica emerge nella cura delle strutture, ma l’obiettivo non pare essere quello di comporre musica “colta” distante dall’ascoltatore: al contrario, Delirio d’Autore cerca una comunicazione diretta, emotiva, accessibile.

Interessante è anche la biografia artistica della compositrice: diplomata in Composizione con il massimo dei voti e lode al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, vincitrice della borsa UNCLA come miglior diplomata in composizione del suo anno, attiva tra insegnamento, direzione d’orchestra, arrangiamento e musica da film. Tutto questo si riflette in un EP che non suona come un semplice esercizio di stile, ma come il tentativo di far convivere rigore, immaginazione e racconto.

NIHL NOTHING – Ocean

Il caso di NIHL NOTHING è diverso, perché il materiale stampa fornito è estremamente essenziale, quasi più visivo che descrittivo. Il press kit annuncia “Ocean” come debut single, previsto per l’8 maggio 2026, accompagnato da un private link e dal sito ufficiale del progetto.

Proprio questa scarsità di informazioni lascia emergere con forza l’impatto dell’immagine promozionale: quattro figure ritratte in un ambiente sotterraneo o industriale, postura frontale, estetica urbana, fisica, tatuata, con un’identità visiva che richiama immediatamente il mondo alternative metal, hardcore moderno o metalcore contemporaneo. La grafica del press kit punta su un’impostazione asciutta, scura, quasi da manifesto: il nome della band occupa verticalmente lo spazio, mentre il titolo “Ocean” appare come una parola isolata, pesante, aperta a molte possibili interpretazioni.

Non avendo una descrizione sonora estesa, si può leggere “Ocean” come una promessa più che come una dichiarazione compiuta: il debutto di una band che sembra voler partire da un immaginario diretto, muscolare, identitario. Il titolo suggerisce ampiezza, profondità, forse una dimensione emotiva più vasta rispetto alla semplice aggressione sonora. Se il progetto saprà unire la forza visiva a una scrittura altrettanto incisiva, NIHL NOTHING potrebbe inserirsi con naturalezza in quella scena moderna che fonde pesantezza, introspezione e impatto live.

Phil Andrew – Same

Con “Same”, Phil Andrew propone invece una traiettoria più personale e artigianale. Il comunicato presenta il brano come il suo primo singolo, nato da una storia vera e legato a un periodo di caos vissuto non solo nella vita, ma anche durante le fasi di registrazione, mix e mastering. Il pezzo è stato registrato nel suo studio a Grande Prairie, Alberta, dopo un lungo percorso di formazione tecnica e musicale.

Qui il punto centrale non è tanto la costruzione di un’estetica fortemente codificata, quanto il rapporto diretto tra esperienza personale e scrittura. Phil Andrew racconta di aver suonato per diversi decenni, di aver ripreso a scrivere da circa nove anni e di aver accumulato materiale per vari album che desidera pubblicare. C’è, in questa presentazione, il profilo di un artista che non nasce dall’urgenza effimera del singolo promozionale, ma da un percorso lungo, fatto di studio, pratica, maturazione e ritorno all’ispirazione.

“Same” sembra quindi assumere il valore di una soglia: non solo una prima uscita, ma il momento in cui una storia privata inizia a diventare comunicazione pubblica. La dimensione home studio, in questo caso, non va letta come limite, ma come spazio di controllo creativo e autenticità. Il brano nasce dentro una biografia precisa, dentro un’urgenza emotiva concreta, e proprio per questo può parlare a chi cerca nella musica indipendente una voce meno costruita e più vicina alla vita reale.

NERVED – I Rise / Kompromat

Gli svedesi NERVED chiudono idealmente questo percorso con una proposta molto più dura, strutturata e cinematografica. “I Rise” viene presentata come featured track dal quarto album ** Kompromat **, in uscita il 24 aprile, e sintetizza l’attuale identità della band: precisione meccanica, energia grezza e profondità emotiva.

Il brano sembra costruito su un contrasto efficace: riff pesanti, sezione ritmica implacabile e una struttura dinamica che concede spazio a una pausa più onirica e atmosferica, prima di risalire con forza rinnovata. Questo tipo di architettura è fondamentale nell’industrial metal moderno, perché permette alla pesantezza di non diventare monotonia. L’impatto resta alto, ma viene bilanciato da aperture più evocative, quasi cinematografiche.

Al centro del brano c’è la voce di Petra Kvännå, descritta come capace di unire potenza e vulnerabilità. È proprio questa doppia natura a rendere “I Rise” più interessante di un semplice pezzo muscolare: la componente umana filtra dentro la macchina industriale, trasformando la freddezza ritmica in qualcosa di emotivamente più risonante.

Kompromat rappresenta inoltre un capitolo significativo per la band, poiché unisce materiale ri-registrato del catalogo precedente e tracce inedite, rilette attraverso una nuova identità sonora e con la partecipazione di diversi ospiti. La formazione raccoglie musicisti con radici in varie esperienze della scena svedese, tra Devilicious, Stillborn, Mary Beats Jane, The Guild, The Hardrock Choir e collaborazioni collegate anche alla sfera pop internazionale tramite l’orbita Max Martin.

“I Rise” conferma quindi una band che non si limita a replicare i codici dell’industrial metal, ma prova a espanderli verso una forma più melodica, drammatica e ampia.

Conclusione

Queste uscite raccontano cinque modi diversi di intendere la musica come identità. Jenny Gillespie Mason sceglie il ritorno alla luce acustica e alla spiritualità quotidiana; Simona Rosati affida all’orchestra quattro racconti senza parole; NIHL NOTHING costruisce un debutto ancora enigmatico ma visivamente forte; Phil Andrew trasforma una storia personale in un primo passo discografico; i NERVED portano l’industrial metal verso una dimensione potente, cinematografica e umana.

L’elemento comune è la ricerca di autenticità. Che passi attraverso una chitarra folk, un’orchestra, una sala prove industriale, uno studio domestico o una macchina metallica svedese, ogni progetto sembra interrogarsi su come trasformare un’esperienza interiore in suono. Ed è proprio questa pluralità a rendere interessante il quadro complessivo: non un semplice elenco di release, ma una piccola mappa di sensibilità artistiche differenti, tutte impegnate a costruire un proprio spazio nel rumore del presente.

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