Con “Possession”, gli HEXXES confermano la propria natura di creatura oscura e magnetica, sospesa tra electro-industrial, metal, gothic rock e darkwave. Il trio di Portland torna dopo il debutto “Fragile Things” con un singolo che non si limita a replicare formule già note, ma affonda le mani in un immaginario più rituale, torbido e teatrale, costruendo un brano che sembra emergere da una palude sonora fatta di elettronica pulsante, chitarre metalliche e romanticismo gotico.
Il comunicato stampa definisce gli HEXXES come “electro-industrial bog witches”, e l’immagine è particolarmente efficace: “Possession” ha davvero qualcosa di stregonesco, di vischioso, di notturno. Non è solo una canzone dal suono cupo, ma un piccolo rito sonoro, una discesa in una dimensione dove desiderio, ossessione e conseguenze inattese si intrecciano. Il tema centrale del brano — un rituale di sangue finito male, una riflessione sul prezzo dei desideri più profondi — viene tradotto in una forma musicale compatta e carica di tensione, in cui ogni elemento sembra contribuire alla costruzione di un incantesimo oscuro.
La forza del pezzo sta soprattutto nell’equilibrio tra aggressività e atmosfera. Le radici industrial-metal anni Novanta sono evidenti: ritmiche serrate, bassline trascinanti, elettronica minacciosa e un gusto per la distorsione che guarda tanto alla fisicità del metal quanto alla freddezza sintetica della scena industrial. Allo stesso tempo, però, gli HEXXES non rinunciano a una componente melodica e drammatica, più vicina al gothic rock e alla darkwave, che rende il brano accessibile senza privarlo della sua oscurità.
La voce di Scarlett Hexx emerge come elemento centrale del brano: evocativa, teatrale, immersa in un romanticismo gotico che non scade mai nella semplice posa. La sua interpretazione sembra guidare l’ascoltatore dentro la narrazione, come una sacerdotessa che racconta un sortilegio mentre questo si compie. Accanto a lei, le chitarre di Alastair Hexx aggiungono peso, attrito e ferocia, alternando momenti più abrasivi a passaggi capaci di aprire lo spazio sonoro. Le linee di basso e le trame sintetiche di Agatha Hexx, invece, danno al brano il suo movimento interno: una spinta costante, rituale, quasi ipnotica.
“Possession” funziona perché non cerca semplicemente di imitare il passato dell’industrial e della darkwave, ma lo rilegge con una sensibilità moderna. Nel DNA del gruppo si possono percepire echi di Ministry, Gary Numan, Switchblade Symphony e della scena electro-industrial più oscura degli anni Novanta, ma il risultato non suona come un esercizio nostalgico. Gli HEXXES sembrano piuttosto voler scrivere una lettera d’amore a quel mondo, filtrandolo attraverso una produzione contemporanea e un’estetica fortemente identitaria.
C’è anche una componente visiva molto forte nell’immaginario della band. Il press kit insiste su una mitologia interna fatta di spiriti oscuri, rituali, sacrifici e stregoneria del Pacific Northwest: elementi che potrebbero sembrare caricaturali se non fossero sostenuti da una proposta sonora coerente. In questo caso, invece, l’estetica rafforza la musica. Gli HEXXES non appaiono come una band che indossa semplicemente un costume dark, ma come un progetto che costruisce un piccolo universo narrativo intorno al proprio suono.
Rispetto a molte produzioni industrial contemporanee, spesso schiacciate o sull’aggressività fine a sé stessa o su un’elettronica troppo levigata, “Possession” riesce a mantenere una buona tensione tra corpo e ombra. È un brano che si muove, pulsa, trascina, ma conserva sempre una dimensione rituale e decadente. Non punta soltanto all’impatto immediato: lavora anche sull’atmosfera, sulla suggestione, sulla sensazione di essere progressivamente attratti dentro qualcosa di pericoloso.
Con questo secondo singolo, gli HEXXES si impongono come una realtà da seguire all’interno della scena dark alternativa. “Possession” è una traccia intensa, seducente e minacciosa, capace di parlare tanto agli ascoltatori di industrial metal quanto a chi proviene dal gothic rock, dalla darkwave e dal post-punk più oscuro.
Un brano che suona come un incantesimo andato troppo oltre: affascinante, contaminato, pericoloso. E proprio per questo difficile da ignorare.
