(Vault Lab Editorial)
Ci sono band che inseguono un suono. E poi ci sono band che sembrano essere nate dentro quel suono. JBNG appartiene alla seconda categoria. Dire “grunge rock band from Vancouver, BC” – come riportato nella presentazione ufficiale – non è un’etichetta di marketing, ma una dichiarazione di appartenenza.
Dietro la sigla c’è Jaben John Groome, musicista canadese con un passato da bassista e un presente da songwriter, produttore e frontman. Dopo aver collaborato con diversi artisti e fondato la sua realtà indipendente JBNG Music Ltd., Groome ha inciso tre album agli Echoplant Studios, tracciando una traiettoria che unisce radici novantiane e visione contemporanea.
Dalla polvere di “meh” alla maturità di “run”
Il debutto “meh”, pubblicato ufficialmente il 4 aprile 2024 (registrato anni prima), è il primo tassello di questa rinascita sonora. Disponibile su oltre 70 piattaforme streaming, l’album presenta già un’identità precisa: riff ruvidi, groove sporchi, e titoli che evocano immagini quasi psichedeliche come Behind the Mice, Insect Ghosts e Muddy Bangs.
Ma è con “run”, uscito il 1° novembre 2024, che JBNG consolida il proprio linguaggio. Qui il grunge non è revival, ma materia viva. Brani come Barely Know You, Brutus e Disconnection alternano tensione emotiva e carica politica, confermando una band che non ha paura di sporcarsi le mani con tematiche forti.
Il disco è stato prodotto da David Ziehr e accompagnato da due declinazioni significative:
- “Run Unplugged” (dicembre 2024), pensato per chi preferisce un lato più soft ed easy-listening;
- “Run Live at the Biltmore”, registrato durante lo show di release al Biltmore Cabaret di Vancouver il 10 dicembre 2024.
Questa triplice uscita racconta molto: JBNG non è solo un progetto da studio, ma una band che vive sul palco, che sperimenta e che sa tradurre l’energia elettrica anche in chiave acustica senza perdere intensità.
Una band vera, non un progetto solista mascherato
Se l’origine è legata a Groome, oggi JBNG è una formazione a cinque elementi con una dinamica corale solida: doppia voce (Jaben Groome e Monique Angele), chitarre ritmiche e soliste, sezione ritmica compatta.
Questo dettaglio è fondamentale: il grunge è sempre stato dialogo, tensione tra strumenti, equilibrio instabile tra melodia e distorsione. JBNG sembra averlo capito. Non si limita a citare i Novanta: li metabolizza.
Breathe (2026): il prossimo capitolo
Il futuro si chiama “Breathe”. Dal marzo 2026 il progetto si svilupperà come una sequenza di 10 singoli consecutivi, accompagnati anche da una versione unplugged registrata in studio.
I titoli anticipano un percorso personale e introspettivo: Born Alone Die Alone, Perpetual Midlife Crisis, Freedom Falls, Downtown Dream. C’è introspezione, c’è crisi esistenziale, ma anche tensione verso una libertà possibile. Se “run” era movimento, “Breathe” sembra promettere consapevolezza.
Cosa dice la stampa (e cosa conta davvero)
La critica internazionale ha già intercettato il progetto. Rock At Night Amsterdam ha sottolineato come il grunge non sia affatto morto, citando JBNG come esempio contemporaneo. GRUNGECAKE parla di una band capace di passare da atmosfere dreamy a energia politicamente carica senza perdere identità.
I numeri confermano: oltre 100.000 stream su Spotify e un brano come Barely Know You vicino alle sei cifre.
Ma al di là delle metriche, la vera forza di JBNG sta nella coerenza: c’è un filo conduttore tra produzione, live, versione unplugged e prossimi singoli. Non è una band che pubblica per riempire l’algoritmo. Pubblica per costruire.
Perché JBNG funziona (anche oggi)
In un’epoca in cui il rock spesso suona come imitazione o ibridazione forzata, JBNG sceglie una strada più semplice e più rischiosa: essere rock senza scusarsi.
Non è nostalgia.
Non è revival patinato.
È grunge come linguaggio ancora necessario.
E se il grunge è davvero un fuoco che arde sotto la cenere, JBNG non sta cercando di soffiarci sopra per fare scena: sta semplicemente alimentando la fiamma.
