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Il metal che non chiede permesso – Le uscite più interessanti ricevute su Groover

Non tutto il metal del 2026 suona allo stesso modo.
E per fortuna.

Quello che emerge dalle ultime submission ricevute su Groover non è una scena omogenea, ma un panorama frastagliato: punkgrass elettrico, prog metal introspettivo, nu-metal redivivo, orchestrale traumatico, metal narrativo ispirato ai manga.

C’è un filo conduttore, però.
La trasformazione.

Ogni brano qui sotto parla, in un modo o nell’altro, di mutazione: personale, emotiva, sociale.


Duncan and The Dragonslayers – “Wish I Could Wish You”

(Album: Revolution – 8 marzo 2026)

Si apre con un sussurro.
“Wish I could wish you back into my life.”

Poi esplode.

Due minuti e ventotto secondi di energia compressa che rifiuta qualsiasi mediazione. Punk, metal, assoli alla Tom Morello, basso in evidenza, fill di batteria furiosi — e soprattutto un elemento che spiazza: il banjo elettrico.

Questa non è una gimmick folk-metal. È una dichiarazione di guerra sonora.
Duncan and The Dragonslayers suonano come una band che non vuole chiedere spazio, ma prenderselo.

La loro posizione anti-streaming non è marketing: è ideologica. E si sente. “Wish I Could Wish You” è imperfetta, ruvida, ma vera. E in un’epoca di produzioni ultra-lucide, questa ruvidità è un atto politico.


Antipodes – “Petrichor”

(Svizzera – Progressive/Alternative Metal)

“Petrichor” è il contrario dell’immediatezza.
È costruzione lenta, emotiva, concettuale.

Il titolo richiama l’odore della terra dopo la pioggia — metafora perfetta per un brano che parla di resilienza e integrazione dell’ombra, con chiari riferimenti junghiani. L’atmosfera è malinconica ma non disperata.

Qui il progressive non è virtuosismo sterile, ma narrazione psicologica.
La struttura 70’s nel bridge jazz-prog aggiunge profondità senza perdere coerenza.

È uno dei brani più maturi ricevuti: metal che riflette, non solo che colpisce.


Julian Rada – “I Can See”

(Italia – Metal ispirato a Berserk)

Qui il metal incontra l’immaginario manga.

“I Can See” nasce dall’universo di Berserk e racconta il conflitto interiore di chi si ritrova a odiare la figura che prima ammirava. Il brano è emotivo, diretto, con un’impronta nu-metal/alternative che punta molto sull’intensità vocale.

Non è un lavoro sofisticato come Antipodes, ma ha un merito: è sincero.
Il dolore non è filtrato da troppa produzione.

Interessante la direzione tematica: il metal contemporaneo sta tornando a dialogare con anime, gaming, cultura pop, ma in modo più adulto rispetto al passato.


Profiler – “Late Again”

(UK – Nu Metal Reawakening)

Profiler non nasconde le proprie radici: nu-metal, grunge, alt-rock anni ‘90/2000. Ma non è nostalgia sterile.

“Late Again” lavora sul concetto di muta — lasciarsi alle spalle il vecchio sé. Il sound è abrasivo, stratificato, con dinamiche che alternano groove moderni a riff dal sapore Seattle.

Rispetto a molte revival-band, Profiler ha un vantaggio: sa scrivere ritornelli memorabili senza diventare radio-friendly.

Il loro percorso con SharpTone Records e i tour europei si sentono nella sicurezza compositiva.

Non stanno risvegliando il nu-metal.
Lo stanno aggiornando.


Oïkoumen – “Revenge”

(Francia – Orchestral Progressive Metal)

Qui il metal torna epico.
Ma non fantasy.

“Revenge” è il punto centrale narrativo dell’album Resilience e affronta un tema pesante: bambini spezzati dagli adulti e il processo di ricostruzione.

Orchestrazioni ampie, richiami a Nightwish e Leprous, ma con una scrittura più drammatica che pomposa. La componente sinfonica non è decorativa: è narrativa.

Il rischio del symphonic metal è sempre l’eccesso.
Oïkoumen riesce a mantenere equilibrio tra potenza e contenuto.


Cosa racconta questo “top metal”?

Non è un ritorno al passato.
Non è una gara a chi suona più pesante.

È una scena che sta ridefinendo il concetto di forza:

  • Duncan lo fa con ribellione DIY e banjo elettrico.
  • Antipodes con introspezione psicologica.
  • Julian Rada con conflitto identitario pop-culturale.
  • Profiler con evoluzione personale.
  • Oïkoumen con trauma e ricostruzione.

Il metal del 2026 non è solo aggressione.
È elaborazione.

Non urla per farsi sentire.
Urla perché ha qualcosa da dire.

E questo — oggi — fa tutta la differenza.

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