Vault Lab

Dieci voci, dieci mondi: il nostro viaggio sonoro tra hardcore giapponese, synth post-punk e ballate di rinascita

In un’estate sonora che si fa sempre più affollata, Vault Lab si immerge in un mosaico musicale caleidoscopico, tra rabbia, sperimentazione, spiritualità e urgenza espressiva. Dieci proposte, dieci identità artistiche che non cercano di piacere a tutti — ma a chi sa ascoltare davvero. Ecco le uscite che ci hanno colpito di più questo mese.


1. SMASH YOUR FACE – Yuki no Kakera

Dal cuore del Giappone, un grido hardcore contaminato da elettronica, turntablism e presenza scenica mista. SMASH YOUR FACE è una scheggia impazzita nella scena, un collettivo potente prodotto da Atsuo dei leggendari Boris, con un’estetica tra il brutalismo noise e la spiritualità urbana. Yuki no Kakera — “frammenti di neve” — ha la furia del punk e la freddezza di una poesia distorta. Il tutto è racchiuso in un’uscita dal respiro internazionale, la cui copertina è firmata dall’attore e artista visivo Tadanobu Asano.


2. JBNG – Narrator

Dal Canada un’ondata di grunge viscerale e diretto. I JBNG non si preoccupano di piacere, ma di farsi sentire, e Narrator è il loro manifesto: riff densi, linee vocali che sembrano uscire da un garage umido degli anni ‘90, e una produzione che conserva la ruvidità necessaria. Sinceri, crudi, in anticipo sui tempi. Hanno anche rilasciato il pezzo prima della data prevista: entusiasmo punk allo stato puro.


3. Be My Wife – Another Light

Dalla Francia arriva Another Light, secondo singolo dell’EP “To Deliver A Feeling”. Be My Wife fonde elettronica, pop rétro e distorsione vocale in una dichiarazione di vulnerabilità lucida. L’influenza delle girl band anni ’60 si fa strada attraverso uno shoowop ipnotico e distorto, mentre un secondo alter ego vocale urla tra le righe. Il video — girato in un club vuoto di Lussemburgo — aggiunge una patina gotica che trasforma la canzone in un piccolo cult da dancefloor romantico e decadente.


4. DAMEFURK – Caldo Molesto Circolatorio

Un titolo che è già manifesto: claustrofobia, desiderio di catarsi, alienazione urbana. Il progetto elettronico italiano DAMEFURK, attivo dal 2021, incarna una visione sonora fatta di glitch, rumori sporchi e dialoghi esistenziali. In questo brano si affronta il vuoto del quotidiano, la ripetizione del nulla, ma con una tensione continua verso l’ignoto. Noise per chi cerca verità scomode.


5. Alê Balbo – A Perda

Capitolo IX di un racconto sonoro spirituale e sciamanico, A Perda ci arriva dal Brasile, firmato da Alê Balbo, batterista veterano riconvertito al suono curativo. La traccia è un viaggio immersivo tra taikô, timpani, djembé, effetti rituali e armonie evocative, ispirato da un momento di perdita e rivelazione per il protagonista Rudá. Un’epopea sonora che unisce ancestrale e moderno, visione e guarigione.


6. TinkerToyz – I’m On My Way To Rock

Dall’Italia arriva l’energia diretta dei TinkerToyz, finalisti regionali al Sanremo Rock. Con I’m On My Way To Rock, la band si presenta al pubblico con un brano potente, melodico e classicamente rock. Una vera dichiarazione d’intenti in stile road movie: chitarre decise, voce che graffia e una tensione costante verso il palco. I TinkerToyz sono pronti a salire di livello.


7. Francesca Ortolani – The Ruins of Galeria

Una canzone che è quasi un saggio sulla tossicità emotiva e la rinascita. Francesca Ortolani, musicista e ingegnere del suono, parte da un luogo fisico — Galeria Antica, borgo abbandonato vicino Roma — per costruire una metafora viva sulla perdita di sé nelle relazioni manipolatorie. Folk, metal e un’intensità spirituale fanno di questo brano un piccolo atto di resistenza interiore. Per chi ha perso la luce, e vuole ritrovarla.


8. Naira – Che senso ha

Un’esplosione di coscienza che fonde urban pop, electro swing e punchline da slam poetry. Che senso ha è il debutto viscerale di Naira, 40 anni, dichiarata e determinata a raccontare tutto ciò che prima non poteva. È una canzone-manifesto che parla di identità, violenza, rinascita e orgoglio LGBTQ+. Il ritornello resta in testa, ma è il messaggio che resta nel cuore. Un inizio potente per un disco autobiografico che si preannuncia necessario.


9. Rhazula – Grind Me Up

Oscuro, ossessivo, irresistibile. Grind Me Up è il debutto di Rhazula, artista americana che ha riversato tutto in una traccia che fonde darkwave, post-punk e synthpop in un incubo danzante. A 2:17 arriva la catarsi: un’esplosione di tensione accumulata, come solo i migliori sanno fare. Pensato per goth club, rave post-apocalittici e amanti della scena synth anni ‘80. Da tenere d’occhio.


10. RUBEN – Il Colpevole

Chiudiamo con un tuffo nel subconscio. RUBEN mescola elettronica, onirismo e atmosfere horror in un brano che si muove tra darkwave e synthpop gotico. Il Colpevole è un sogno inquieto che pulsa sotto pelle, tra beat magnetici e riflessioni oscure. La sua musica è una porta tra mondi: quello dell’inconscio, del ballo e della liberazione notturna. Un invito a scatenarsi — e a pensare.


Conclusioni

Questa raccolta di uscite indipendenti dimostra, ancora una volta, che la musica più interessante nasce lontano dalle major. Dalla rabbia hardcore giapponese alle rovine spirituali italiane, dal Brasile rituale ai club synth-pop americani: ogni artista qui citato ha qualcosa da dire. E lo dice con forza, bellezza e verità.

Ascoltate, condividete, supportate. L’underground non è morto. Sta solo aspettando il vostro orecchio giusto

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