Ci sono progetti che nascono da intuizioni, altri da incontri fortuiti. Hammer, il nuovo travolgente lavoro dei Ménades, nasce da entrambi. È un’opera che si colloca a metà tra musica e performance visiva, tra l’urgenza del punk e la grazia spigolosa della danza contemporanea, trasformando il pogo in un rituale coreografico, in una celebrazione collettiva del corpo in trance.
Dietro Hammer c’è un incontro potente: Eva, voce e anima dei Ménades, unita a Keren Lurie Pardes, iconica performer della compagnia di Sharon Eyal, e a Zacharie Ellia, regista visionario. Una notte, durante un concerto dei Ménades, tra le spinte e le vertigini di un pogo affollato, Keren e Zacharie – circondati da ballerini dell’Opera di Parigi – hanno visto nascere un’idea: fare di quella collisione emotiva e fisica un film. Così è nato Hammer.
Il brano è una scarica elettrica pura: ritmiche serrate, un’urgenza vocale tagliente e sensuale, un’energia che travolge e contagia. Ma ciò che rende Hammer un’esperienza a sé è il suo progetto visivo: non si limita ad accompagnare la musica, ma la amplifica, la rende tridimensionale, trasformando il pogo in una danza collettiva, e la trance del pubblico in cuore pulsante della narrazione scenica.
La musica dei Ménades, che già in passato ha attraversato festival come Rock en Seine e palchi oltreoceano, qui si reinventa ancora, confermandosi una delle realtà più stimolanti della scena alternativa europea. Con Hammer, la band non solo supera i confini del genere punk, ma li dilata, abbracciando la performatività, il corpo, la visione.
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Ménades ci invita a vivere la musica non solo con le orecchie, ma con tutto il corpo. Se il punk è sempre stato una forma di liberazione, Hammer ne è la sua evoluzione più fisica, poetica e audace.
