Con Solar Cue, ci troviamo davanti a una di quelle canzoni che non chiedono il palcoscenico, ma un ascolto attento e sincero. È un brano che nasce fuori dai circuiti patinati, con una produzione volutamente lo-fi, testi enigmatici e un sound che si costruisce più sulla sensazione che sulla struttura.
L’autore lo presenta come un piccolo invito: “È un brano con un suono e testi tutti suoi”. E in effetti Solar Cue è difficile da incasellare. Ha il respiro breve e profondo di qualcosa di personale, come una nota vocale registrata nel cuore della notte. Non ha l’ambizione di piacere a tutti, ma è proprio questo che lo rende autentico e differente.
Il brano fa parte del disco Collection of Forms, una raccolta di 11 tracce che si snodano in appena 30 minuti, ma con un flusso coerente, ideale per chi ama ascoltare un album dall’inizio alla fine come si farebbe con un racconto.
Chi cerca hit immediati o ritornelli ruffiani qui troverà poco. Ma chi ha voglia di scoprire una voce alternativa, una forma musicale che esce dagli schemi e cerca la propria via — troverà in Solar Cue un piccolo scrigno da aprire con cura.
Nel frattempo, l’artista ha appena pubblicato anche un secondo album in settimana, segno di una creatività fertile, urgente, che non aspetta permessi per manifestarsi.
Se cercate qualcosa di diverso, non perfetto ma vero, Solar Cue è una buona porta da cui iniziare.
E se vi colpisce, lasciatevi andare a tutta la Collection of Forms: potrebbe sorprendervi.