Con il progetto 24 Ore di Niente, il musicista e produttore Andrea Caccese apre un nuovo capitolo della sua carriera artistica, scegliendo di tornare alle origini non solo musicali, ma anche linguistiche e identitarie. Dopo anni trascorsi nel panorama internazionale con i suoi progetti Dead Rituals e Francis Moon — sospesi tra shoegaze e alternative — l’artista napoletano si mette a nudo e per la prima volta canta in italiano, dando voce a un’urgenza emotiva che vibra sin dalla prima traccia.
Il debutto omonimo è un EP da sei brani che attraversa il pop-punk più viscerale, l’hardcore melodico di scuola anni ’90 e momenti di intensa intimità acustica. Una combinazione che non suona come un revival, ma come un lavoro sincero, figlio di chi ha vissuto quelle influenze e oggi le rilegge con lucidità, esperienza e una dose misurata di malinconia.
Tra chitarre ruvide, ritmiche serrate e melodie vocali che restano, Caccese affronta temi esistenziali e generazionali: la nostalgia per un tempo in cui tutto sembrava possibile, il disincanto dell’età adulta, il peso delle aspettative e quella costante tensione tra il restare fedeli ai propri sogni e il dover fare i conti con la realtà.
C’è una cura quasi artigianale nella produzione: essenziale, ma capace di valorizzare ogni sfumatura emotiva. Non c’è sovrabbondanza, non c’è trucco: ogni suono serve a raccontare qualcosa. È un EP vero, schietto, senza maschere, dove anche la fragilità diventa una scelta poetica.
24 Ore di Niente è una delle proposte italiane più interessanti di questo periodo: un progetto che riesce ad essere urgente, nostalgico, e attuale allo stesso tempo. È musica che nasce dallo stomaco, ma passa per il cuore e arriva dritta alla testa. Per chi ha amato band come Fine Before You Came, Gazebo Penguins, ma anche per chi cerca qualcosa di autentico in un panorama spesso troppo levigato.
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Se hai mai sentito che il tempo scappa, ma qualcosa dentro di te vuole ancora resistere, questo EP ti parlerà come pochi altri.
